giugno 2010

Suicidi adolescenti

Incontriamo ogni giono decine di adolescenti, trascorriamo con loro un intero anno nelle scuole, nei centri di protagonismo giovanile, nelle strade dove si incontrano informalmente o, in carcere, nelle comunità dove si stanno riabilitando da uso di sostenze.
Adolescenti spesso arrabbiati, insicuri, a volte senza alcun punto di riferimento "sano"a volte anche senza famiglia...
L'approccio che proponiamo loro, il circo sociale, all'inizio li disorienta, ma poi inevitablme4nte si coinvolgono, si appassionano e ... anche se non diventeranno mai artisti circensi, imparano ad accettare l'errore, imparano a stare insieme, a costruire insieme un numero, uno spettacolo...

Ci piace pensare che per questi giovani il circo sociale faccia la differenza...
Ci piacerebbe che tutti i ragazzi "in crisi" avessero la possibilità almeno di provare..

Soprattutto quando in Internet troviamo articoli come questo:

Genova. Un liceale prende in giro la prof con delle foto su Facebook. Rimproverato dal preside, si butta dalla finestra ed è stato salvato per miracolo (ha la milza spappolata e varie lesioni).
Napoli. Una quindicenne si butta dalla finestra della scuola, pare perchè sconvolta dal suicidio di un suo caro amico. La ragazza non è in pericolo di vita.
San Donà di Piave. Un diciassettenne annuncia il suicidio su Facebook, il corpo è stato ritrovato nel Piave.
Cagliari: si suicida a 14 anni lanciandosi dalla tromba delle scale della scuola.
Milano. Uno studente cinese diciannovenne tenta il suicidio lanciandosi dalla finestra del liceo.

Sembra un bollettino di guerra ma sono avvenimenti degli ultimi cinque giorni. Non mesi o anni: cinque giorni. Uno al giorno, dal 17 maggio ad oggi, 21 maggio.
Tanti elementi comuni: l'età giovanissima, la scuola.
Difficile commentare notizie come questa, che si leggono sui giornali e sulle agenzie, con protagonisti che sono <bravi ragazzi come tanti>. Magari che sembrano spavaldi ma sono fragilissimi. Con famiglie <normali> alle spalle che si domandano il perchè.
Che un ragazzino al giorno in Italia tenti di ammazzarsi (e spesso ci riesca) non mi sembra normale. Dal Nord al Sud la stessa disperazione, insicurezza, depressione o chissà che cosa unisce molti giovanissimi. Riuscire a capire questo <qualcosa> potrebbe aiutare, ma a quanto pare neanche la scuola e gli amici ci riescono. E' vero che l'adolescenza è un periodo difficile ma da qui a togliersi la vita... C'è qualcosa che non va da qualche parte, viene davvero il sospetto che la generazione di noi adulti non abbia saputo dare qualcosa di molto importante a questi nostri ragazzi.

[tratto da: Quotidiano.net Blog]

Bullismo

SCUOLA

Prima indagine in Italia sul ''bullismo'' alle superiori. Un ragazzo su due subisce episodi di violenza verbale, psicologica e fisica. Il 33% è una vittima ricorrente

Parolacce, offese e "prese in giro", ma anche minacce, botte e danni alle proprie cose. Sono queste gli atti di bullismo che i ragazzi hanno denunciato più frequentemente nell’ambito della ricerca dedicata al fenomeno, realizzata dall’associazione Villa Sant’Ignazio per conto della Provincia di Trento, i cui risultati vengono presentati oggi.

Più del 50% degli intervistati ha dichiarato di essere stato vittima di episodi di bullismo, risultati più numerosi nella fascia d'età dei 14 anni, e di questi il 33% sono vittime ricorrenti. Circa il 24% infatti è stato vittima di un qualche episodio di prepotenza nei 6 giorni precedenti l’intervista. Di questi, l’11,6% ha dichiarato di aver subito tali episodi qualche volta, mentre l’1,7% tutti i giorni. Il gruppo più numeroso che ha subito prepotenze è quello dei più giovani, sotto i 14 anni.

Dai risultati dell’indagine emerge che le prepotenze di natura verbale prevalgano nettamente rispetto a quelle di tipo fisico: il 42% dei ragazzi afferma di essere stato preso in giro; il 30% circa ha subito delle offese mentre il 23,4% dei soggetti ha segnalato di aver subito calunnie; per quanto riguarda le violenze di tipo psicologico, il 3,4% denuncia l’isolamento di cui è stato oggetto, l’11% circa, infine, dichiara di essere stato minacciato. Le prepotenze di natura fisica risultano essere più frequenti tra i ragazzi, mentre tra le ragazze e tra i più giovani prevalgono gli episodi di tipo verbale. Il 22,1% dei ragazzi sotto i 14 anni contro il 16% e il 14% rispettivamente dei ragazzi di 15-16 anni e con oltre 16 anni dichiara di aver “subito colpi”.

All’interno della scuola gli episodi di violenza e sopraffazione avvengono soprattutto in aula (27%) e a seguire, nei corridoi (14%) o nel cortile (16%). Inoltre il 20% del campione denuncia di esserne stato vittima al di fuori delle zone scolastiche (strada, piazza 32.5%, in corriera 22.9% e al bar22.1%). Il bullo infatti si trova nella maggior parte dei casi nella stessa classe della sua “vittima” (30,8%) oppure è un suo coetaneo (12,2%), ma è frequente (21,4%) che il prepotente non si trovi all’interno della stessa scuola.

La prepotenze subite da soggetti della stessa scuola sono più diffuse tra i maschi mentre sono più numerose le ragazze che dichiarano di aver subito prepotenze da soggetti non appartenenti alla stessa scuola.L’episodio di prepotenza non sembra suscitare tra i presenti reazioni di difesa della vittima. Solo il 15% circa degli intervistati afferma che gli altri compagni cercano “spesso” o “sempre” di porre fine alle prepotenze mentre il 15,2% afferma che ciò accade raramente e il 28,3% qualche volta. Nella maggioranza dei casi si subisce in silenzio, sia all’interno della scuola che all’interno della famiglia. Il 28,1% delle vittime dunque non ha la possibilità o non vuole far partecipe nessuno delle violenze subite, elaborando da sola strategie per sottrarsi al ripetersi di tali esperienze e alle loro eventuali conseguenze.

All’interno della scuola, nel momento in cui gli episodi di prepotenza sono denunciati, la reazione più frequente è quella di far cessare la violenza (21,4%) e di chiedere spiegazioni ai soggetti coinvolti. Nel 13% dei casi, tuttavia, viene segnalata un’inspiegabile indifferenza o trascuratezza. Anche all’interno della famiglia si ritrova un analogo atteggiamento: nel 14,9% dei casi si preferisce non dare peso a quanto accaduto, oppure si consiglia di reagire alla stessa maniera (38,4%).

Bullismo: cultura di violenza a scuola

La scuola, palestra di apprendimento per la vita, nasconde, nel suo tessuto di relazioni tra coetanei, una cultura di violenza poco presa in considerazione dagli adulti. Infatti le sfide più grandi che i ragazzi e le ragazze devono affrontare non sono tanto le interrogazioni o gli esami, ma i processi di inserimento nel gruppo dei coetanei e l’intreccio di relazioni con gli adulti-insegnanti. Ogni scuola ha una sua sub-cultura di convivenza. Il bisogno di “sentirsi parte”, di essere accolti e valorizzati, spesso deve essere pagato a caro prezzo da chi per la prima volta accede agli spazi di vita di una scuola. Il gruppo dominate impone le sue leggi e i suoi prezzi da pagare per il “diritto di cittadinanza”. Chi non è disposto ad accettarne le richieste o non condivide i principi di prepotenza su cui si regge, diventa bersaglio di persecuzione e anche di violenza.

La scuola del Bullismo

Fare e subire prevaricazioni. Il bullismo, un fenomeno in crescita all’interno della scuola, accomuna allievi di tutto il mondo fin dai primi anni di scolarizzazione, soprattutto nei paesi industrializzati e nei contesti urbani. In un’indagine del 1997, risulta che nelle scuole italiane il bullismo si presenta con valori elevati, con indici complessivi che vanno dal 41% nella scuola elementare al 36% in quella media, in rapporto agli alunni che dichiarano di aver subito prepotenze.

Bullismo: definizioni del fenomeno

"Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni” (Olweus 1996).

“Un comportamento da “bullo” è un tipo di azione che mira deliberatamente a far del male o danneggiare; spesso è persistente, talvolta dura per settimane, mesi e persino anni ed è difficile difendersi per coloro che ne sono vittime. Alla base della maggior parte dei comportamenti sopraffattori c’è un abuso di potere e un desiderio di intimidire e dominare” (Sharp e Smith, 1995).

L’azione del bullo nei confronti della vittima è compiuta in modo intenzionale e ripetuto. Per parlare di bullismo non è sufficiente quindi che si verifichi un singolo episodio di angheria tra studenti, ma deve instaurarsi una relazione che, cronicizzandosi, crei dei ruoli definiti: il ruolo di colui che le prepotenze le subisce (la vittima) e di chi invece le perpetua (il bullo). Il bullismo implica sempre uno squilibrio in termini di forza: non si dovrebbe perciò usare questo termine quando due compagni, all’incirca della stessa forza fisica o psicologica, litigano o discutono. Per parlare di bullismo è necessario che ci sia un’asimmetria nella relazione (Olweus, 1996).

Sono 197 gli insegnanti intervistati (54,7% maschi e 45.3% femmine) di cui il 61% con oltre 20 anni di esperienza professionale. I dati raccolti confermano che, a parere dei docenti, vi è un ripetersi frequente di episodi di prepotenza: l’80% del campione ha denunciato episodi di bullismo e per il 16% degli intervistati essi avvengono nel proprio centro una o più volte alla settimana.

Gli insegnanti più giovani di età e di servizio dimostrano di “accorgersi” di più degli altri dell’esistenza del fenomeno e sembrano essere più “attenti”. In questo senso l’area di docenza ha un certo peso.
I docenti hanno segnalato la prevalenza della prepotenza come risposta a provocazioni (52%) seguite dalla negazione del problema (22%) e dal rifiuto di spiegazioni (16%), che è maggiore verso le insegnanti donne e gli insegnanti giovani. Ciò potrebbe, secondo gli osservatori, far pensare ad una maggior autorevolezza dell’insegnante maschile e di quello che ha maggior anzianità di servizio.
Le reazioni dei ragazzi raccolte dagli insegnanti in risposta al richiamo effettuato per atteggiamento prepotente riguardano prevalentemente il dare la colpa agli altri (56%), l’assumere un atteggiamento di sfida (47%), il negare il problema (36%), il giustificarsi (33%). Insomma un ragazzo poco disposto a riconoscersi responsabilità (6%) che cerca anche l’appoggio del gruppo ottenendolo nel 21% dei casi. Secondo gli insegnanti una possibile strategia di risposta è costituita dall’’essere più severi” (33%) e nel “far riflettere i ragazzi (77%)”, risposte che mettono in primo piano l’idea che con i ragazzi si deve dialogare e si deve comprenderli ma nel medesimo tempo occorre essere fermi e contrattuali. Sono gli insegnanti più giovani a prevalere sul fronte della fermezza mentre gli altri esprimono in maggioranza la necessità di dialogare.

“Fatti valere!” o “Non badarci, cosa vuoi che sia!”: espressioni comunemente condivise, rivolte spesso a prepotenti o vittime delle prepotenze, senza entrare nel profondo di un disagio più grande che porta il nome di "bullismo". Il termine è entrato nell’uso quotidiano per definire vari comportamenti di violenza e di sopraffazione, soprattutto in ambito scolastico.

 L’associazione Villa Sant’Ignazio ha condotto uno studio sul fenomeno, nell’ambito provinciale, sia sul piano quantitativo che su quello qualitativo, con lo scopo di capire meglio, per delineare strategie utili di contrasto. I risultati della ricerca sono stati presentati oggi, nell'ambito di un convegno sul tema "Pari ed ìmpari, prevaricatori e vittime", tuttora in corso. Si tratta della prima ricerca italiana sul bullismo rivolta a studenti di scuole superiori, ed è stata voluta dal Servizio Addestramento e Formazione Professionale della Provincia Autonoma di Trento. Oggetto di indagine il comportamento di alunni e docenti, per comprendere anche la diversa percezione del fenomeno.

 Due le tipologie di questionari utilizzati, uno per i docenti ed uno per gli allievi, che lo hanno compilato in classe, con la presenza di rilevatori appositamente istruiti e previo consenso del direttore e dei docenti di riferimento. I due questionari sono stati impostati a domande chiuse, con l’eccezione di una domanda aperta per gli allievi, ai quali è stato proposto di raccontare brevemente, con le proprie parole, un episodio di prepotenza subita, agita o osservata.
A sovrintendere il lavoro sul piano scientifico e a coordinare l’indagine sul piano operativo sono stati costruiti due gruppi di lavoro, il Comitato Scientifico e lo staff operativo, che hanno operato in stretto raccordo per tutta la durata del percorso di ricerca.

Il progetto è partito nell’autunno 2000 per arrivare alla fase d’elaborazione dei dati e stesura del rapporto finale nell’estate scorsa. La ricerca ha coinvolto gli allievi e le allieve dei 23 Centri di Formazione Professionale della provincia di Trento. Su 3436 iscritti, 2681 ragazzi hanno risposto al questionario, in prevalenza maschi (63%). L’età degli studenti intervistati corrisponde alla fascia adolescenziale, tra i 14 ed i 18 anni; il 57,5% degli allievi intervistato inoltre si colloca geograficamente tra Trento e Rovereto.


SCUOLA – I ragazzi raccontano: ''Il bullismo peggiore è quello femminile: bisogna soffrire e accettarlo''

Tra i tanti quesiti a domande chiuse gli osservatori della prima indagine italiana sul ''bullismo'' alle superiori, hanno voluto inserire una domanda aperta per gli allievi, chiedendo loro di raccontare brevemente, con le proprie parole, un episodio di prepotenza subita, osservata o fatta subire. Ne sono emerse denuncie di violenza verbale e fisica e volti senza nome di tante vittime che in genere sono persone indifese, che non riescono a reagire, su cui il “bullo” esercita la propria superiorità sia fisicamente che psicologicamente.

“Nella mia classe – racconta un ragazzo - c’è un ragazzo che viene spesse volte preso in giro per i suoi difetti e lui purtroppo è impotente e si mette anche a piangere”. E ancora: “Sono sempre stato al centro di prepotenze, se così si possono chiamare. Probabilmente ispiro violenza, calci, pugni, spesso per giocare, ma non sempre. Ormai, grazie alla mia crescita nessuno si azzarda più a farmi niente e non perché io a mia volta ho fatto prepotenze sulle persone, ma semplicemente perché le persone si sono accorte che non accetto più ingiustizie, né fatte a me ne agli altri.”

I racconti danno anche l’impressione che ciò che viene scritto sia uno sfogo rispetto ad episodi che si ripetono nel tempo e di fronte ai quali la vittima è impotente. “E’ cominciato tutto un giorno in cui un compagno chiese un informazione a tutta la classe, – racconta un adolescente - io gli risposi gentilmente e lui no con una parolaccia; io gli spiegai di non rispondermi così, ma lui non accettò quello che gli dissi, e andando a raccontare in giro, ad alcuni compagni il fatto, si sono raggruppati e hanno incominciato a prendermi in giro, a offendermi e a spintonarmi, sempre con l’assenza della prof. Questa storia continua, nonostante ne abbia parlato alla preside e ai miei genitori. Io non riesco e non posso reagire perché sono debole e perché sono troppo buono, non mi va di far male alle persone; e poi se dovessi rispondere a parole senza offese, ancora faccio la parte del colpevole e dello sfigato”.

Diversi gli episodi di bullismo denunciato, prepotenze fisiche o verbali rivolte direttamente ed atteggiamenti di esclusione dal gruppo, dicerie o manipolazione dei rapporti di amicizia nella classe: ““Io penso che quando un tipo simpatico prende di mira un tipo tutti poi vanno lì e lo picchiano. Ma quando le donne decidono di escludere qualcuno è peggio, perché non la sfiorano fisicamente, ma non ti parlano e tu senti che parlano di te, ma loro fanno finta di niente, poi si inventano canzoni su di te e barzellette. In conclusione penso che sia peggio il bullismo femminile a quello maschile anche perché in quello maschile può intervenire qualcuno ma in quello femminile bisogna soffrire e accettarlo”.

Il volto giovane del "male di vivere"

Una ricerca recente del Centro europeo per l’educazione segnala come rispetto ai comportamenti violenti quali il vandalismo, il bullismo, oltre il 70% di un campione di adolescenti ha risposto di averli praticati. Gli aspri sentieri di minori e adolescenti, il disagio sociale e l’inadeguatezza di risorse educative e pedagogiche. Alcune riflessioni.

Tratto da: Educazione e Scuola
1-6-2010

Grazie a Teatro per ragazzi del Tangram Teatro

Tangram Teatro Torino

Ringraziamo il corso di Teatro per ragazzi del Tangram Teatro di Torino per aver scelto di devolvere il ricavato del saggio di fine anno alla fondazione Uniti per crescere insieme.

La donazione, di 114,64 euro, è stata destinata al fondo per l'edizione 2011 del progetto Circostanza.

Video sicurezza

 

Eboli (Sa): il miglior video sulla sicurezza è quello dei giovani detenuti dell’Icatt Stampa
Asca, 5 giugno 2010


Periferia, un giovane alle prese con una dose di eroina, si accascia in un prato. Nuvole, musica plumbea. Poi cambia, U2, s’affaccia il sole, arriva una bambina che vuol giocare, vorrebbe. Tiene in mano un bambolotto, dietro l’albero trova il ragazzo, quello di prima, quella della droga, il bambolotto le cade di mano, lo riprende, per portarlo via e metterlo al riparo. Non è quello il gioco che voleva. Ma poi ci ripensa, torna indietro, con un pezzo di stoffa bagnato, le appoggia sulla fronte del ragazzo, lo sveglia, lo aiuta, lo prende per mano e lo porta via. C’è una speranza. Va saputa coltivare.
Sono quattro minuti intensi quelli del video dal titolo “Io so dove si nasconde il sole” che ha vinto il riconoscimento speciale, settore tecniche multimediali, del progetto “Un poliziotto un amico in più” riservato a tutte le scuole di ordine e grado. Gli autori del video, sezione scuola secondaria, sono i giovani detenuti della Icatt di Salerno, l’Istituto di custodia cautelare attenuata riservato a giovani con condanne definitive da 1 a 4 anni. “Lavoro acuto e intelligente - si legge nella motivazione - la scelta stilistica rivela che i ragazzi hanno veramente svolto un lavoro prima che artistico, intellettuale di riflessione e rielaborazione personale”. Ricominciare dall’educazione, anche quella civica. Farlo dalle scuole, anche quelle dell’infanzia. E avere come interlocutore - perché no - anche un poliziotto.
“Un poliziotto un amico in più” è il progetto patrocinato da ministero dell’Interno e ministero della Pubblica istruzione che anche quest’anno, alla fine dell’anno scolastico, assegna il premio alla classe che ha saputo interpretare meglio, nel modo più originale e compiuto, il tema: “Insieme per un ambiente sicuro”. Hanno partecipato decine di scuole di 37 provincie. Il liceo artistico-linguistico di Biella ha vinto con il lavoro Protection il primo premio riservato alle scuola secondarie di II grado. Le tre prime dell’istituto Quadrio di Sondrio hanno vinto realizzando un plastico. La scuola Don Milano di Sarteano (Siena) s’è inventata un gioco di società. Rebecca Detti e Luca Maltinti, alunni della 2B del liceo scientifico G.Marconi di San Miniato, hanno scritto un racconto, “Madre”. I ragazzi dell’istituto Iccat di Salerno sono pensato e poi scritto e infine girato il video dopo vari incontri organizzati dal questore di Salerno tra gli agenti e i giovani detenuti.

Tratto da www.ristretti.it
Notiziario quotidiano dal carcere

Disturbi adolescenza

Le pagine correlate a questa voce sono tratte da una ricerca effettuata in Internet per informare i lettori su alcuni tra i disturbi più comuni che possiamo incontrare tra i giovani con cui veniamo in contatto.

La ricerca non vuole essere esaustiva, ma solo e unicamente informativa. Invitiamo chi fosse interessato ad approfondimenti a proseguire autonomamente la ricerca in merito al proprio interesse specifico.

Alla fine di ogni pagina verrà indicata la fonte dalla quale la ricerca è stata tratta.
 

Oppositivo-provocatorio

DISTURBO OPPOSITIVO PROVOCATORIO

 secondo il DSM IV

Caratteristiche diagnostiche

La caratteristica fondamentale del Disturbo Oppositivo Provocatorio è una modalità ricorrente di comportamento negativistico, provocatorio, disobbediente, ed ostile nei confronti delle figure dotate di autorità che persiste per almeno 6 mesi (Criterio A) ed è caratterizzato da frequente insorgenza di almeno uno dei seguenti comportamenti: perdita di controllo (Criterio A1), litigi con gli adulti (Criterio A2), opposizione attiva o rifiuto di rispettare richieste o regole degli adulti (Criterio A3), azioni deliberate che danno fastidio agli altri (Criterio A4), accusare gli altri dei propri sbagli o del proprio cattivo comportamento (Criterio A5), essere suscettibile o facilmente infastidito dagli altri (Criterio A6), essere collerico e risentirsi (Criterio A7), o essere dispettoso o vendicativo (Criterio A8).

Per definire il Disturbo Oppositivo Provocatorio, i comportamenti devono manifestarsi più frequentemente rispetto a quanto si osserva tipicamente nei soggetti di età e livello di sviluppo paragonabili e devono comportare una significativa compromissione del funzionamento sociale, scolastico, o lavorativo (Criterio B). La diagnosi non viene fatta se l'anomalia del comportamento si manifesta esclusivamente durante il decorso di un Disturbo Psicotico o dell'Umore (Criterio C), o se risultano soddisfatti i criteri per il Disturbo della Condotta o per il Disturbo Antisociale di Personalità (in un soggetto con più di 18 anni).

I comportamenti negativistici ed oppositivi sono espressi con persistente caparbietà, resistenza alle direttive, scarsa disponibilità al compromesso, alla resa o alla negoziazione con gli adulti o coi coetanei. L'oppositività può anche includere la deliberata o persistente messa alla prova dei limiti, di solito ignorando gli ordini, litigando e non accettando i rimproveri per i misfatti. L'ostilità può essere diretta contro gli adulti o i coetanei e viene espressa disturbando deliberatamente gli altri o con aggressioni verbali (di solito senza le più gravi aggressioni fisiche osservate nel Disturbo della Condotta.

Le manifestazioni del disturbo sono quasi invariabilmente presenti nell'ambiente familiare, ma possono non essere evidenti a scuola o nella comunità. I sintomi del disturbo sono tipicamente più evidenti nelle interazioni con gli adulti o i coetanei che il soggetto conosce bene e possono quindi non manifestarsi durante l'esame clinico. Di solito i soggetti con questo disturbo non si considerano oppositivi o provocatori, ma giustificano il proprio comportamento come una risposta a richieste o circostanze irragionevoli.

Manifestazioni e disturbi associati

Le manifestazioni e i disturbi associati variano in funzione dell'età del soggetto e della gravità del Disturbo Oppositivo Provocatorio. Nei maschi, si è visto che il disturbo ha maggiore prevalenza tra coloro che, nell'età prescolare, hanno temperamenti problematici (per es., alta reattività, difficoltà ad essere tranquillizzati) o intensa attività motoria. Durante l'età scolare, possono esservi scarsa autostima, labilità d'umore, scarsa tolleranza alla frustrazione, tendenza ad imprecare, e uso precoce di alcool, tabacco e sostanze illecite. Vi sono spesso conflitti con i genitori, gli insegnanti, e i coetanei. Può esservi un circolo vizioso in cui il genitore e il bambino mettono in evidenza l'uno la parte peggiore dell'altro. Il Disturbo Oppositivo Provocatorio ha maggiore prevalenza nelle famiglie in cui l'accudimento del bambino è turbato da un susseguirsi di diverse persone preposte all'accudimento stesso, o in famiglie in cui sono comuni pratiche educative rigide, incoerenti, o distratte. Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività è comune nei bambini con Disturbo Oppositivo Provocatorio. Anche i Disturbi dell'Apprendimento e della Comunicazione tendono ad essere associati al Disturbo Oppositivo Provocatorio.

Caratteristiche specifiche di età e di genere

Dal momento che un comportamento oppositivo transitorio è molto comune nei bambini in età prescolare e negli adolescenti, si dovrebbe usare cautela nel fare la diagnosi di Disturbo Oppositivo Provocatorio specie durante questi periodi di sviluppo.

Il numero dei sintomi di opposizione tende ad aumentare con l'età. Il disturbo ha maggiore prevalenza tra i maschi che tra le femmine in epoca prepuberale, ma le percentuali sono probabilmente uguali dopo la pubertà. I sintomi sono di solito simili in entrambi i generi, tranne per il fatto che i maschi possono avere un comportamento con maggiore tendenza al confronto e sintomi più persistenti.

Decorso

Il Disturbo Oppositivo Provocatorio diviene di solito evidente prima degli 8 anni di età e di solito non più tardi dell'adolescenza. I sintomi di opposizione spesso emergono nell'ambiente familiare ma col tempo possono comparire anche in altri contesti. L'esordio è tipicamente graduale, e di solito avviene nel corso di mesi o anni. In una quantità significativa di casi, il Disturbo Oppositivo Provocatorio precede lo sviluppo del Disturbo della Condotta.

Familiarità

Il Disturbo Oppositivo Provocatorio sembra essere più comune nelle famiglie in cui almeno un genitore ha una storia di Disturbo dell'Umore, Disturbo Oppositivo Provocatorio, Disturbo della Condotta, Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, Disturbo Antisociale di Personalità, o Disturbo Correlato a Sostanze. Inoltre, alcuni studi suggeriscono che le madri con un Disturbo Depressivo hanno maggiori probabilità di avere bambini con comportamento oppositivo, ma non è chiaro fino a che punto la depressione materna derivi dal comportamento oppositivo nei bambini oppure ne sia la causa. Il Disturbo Oppositivo Provocatorio è più comune nelle famiglie in cui vi è un grave disaccordo coniugale.

Diagnosi differenziale

I comportamenti dirompenti dei soggetti con Disturbo Oppositivo Provocatorio sono di natura meno grave rispetto a quelli dei soggetti con Disturbo della Condotta e tipicamente non includono aggressioni contro persone o animali, distruzione di proprietà, o l'abitudine al furto o alla frode. Dal momento che tutte le caratteristiche del Disturbo Oppositivo Provocatorio sono di solito presenti nel Disturbo della Condotta, il Disturbo Oppositivo Provocatorio non viene diagnosticato se risultano soddisfatti i criteri per il Disturbo della Condotta. 

Il comportamento oppositivo è una caratteristica comunemente associata ai Disturbi dell'Umore e ai Disturbi Psicotici che si presentano nei bambini e negli adolescenti e non dovrebbe essere diagnosticato separatamente se i sintomi insorgono esclusivamente durante il decorso di un Disturbo dell'Umore o di un Disturbo Psicotico. 

I comportamenti oppositivi devono anche essere distinti dal comportamento dirompente che deriva dalla disattenzione e dall'impulsività nel Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività. Quando i due disturbi insorgono contemporaneamente, si dovrebbero fare entrambe le diagnosi. 

(…) 

Il comportamento oppositivo è una tipica caratteristica di certi stadi di sviluppo (per es., prima fanciullezza e adolescenza). Una diagnosi di Disturbo Oppositivo Provocatorio dovrebbe essere presa in considerazione solo se i comportamenti si manifestano più frequentemente e hanno conseguenze più gravi rispetto a quelli tipicamente osservati in altri soggetti con livello di sviluppo paragonabile e portano a significativa compromissione del funzionamento sociale, scolastico o lavorativo. Una nuova insorgenza di comportamenti oppositivi nell'adolescenza può essere dovuta al normale processo di individuazione.

Tratto da: www.educare.it

Condotta

DISTURBO DELLA CONDOTTA 

secondo il DSM IV 

Caratteristiche diagnostiche

La caratteristica fondamentale del Disturbo della Condotta è una modalità di comportamento ripetitiva e persistente in cui i diritti fondamentali degli altri oppure le norme o le regole della società appropriate per l'età adulta vengono violate (Criterio A). 

Questi comportamenti si inseriscono in quattro gruppi fondamentali: condotta aggressiva che causa o minaccia danni fisici ad altre persone o ad animali (Criteri A1-A7), condotta non aggressiva che causa perdita o danneggiamento della proprietà (Criteri A8-A9), frode o furto (Criteri A10-A12), e gravi violazioni di regole (Criteri A13-A15). 

Tre (o più) comportamenti caratteristici devono essere stati presenti durante i 12 mesi precedenti, con almeno 1 comportamento presente nei 6 mesi precedenti. L'anomalia del comportamento causa compromissione clinicamente significativa del funzionamento sociale, scolastico, o lavorativo (Criterio B). Il Disturbo della Condotta può essere diagnosticato in soggetti che hanno più di 18 anni, ma solo se non vengono soddisfatti i criteri per il Disturbo Antisociale di Personalità (Criterio C). La modalità di comportamento è di solito presente in diversi ambienti, come la casa, la scuola, o la comunità. Dato che i soggetti con Disturbo della Condotta tendono a minimizzare i propri problemi di condotta, il clinico deve spesso affidarsi a ulteriori fonti di informazioni. Comunque, la conoscenza da parte degli informatori riguardo ai problemi di condotta del bambino può essere limitata da un controllo inadeguato o dal fatto che il ragazzo non li ha rivelati. 

I bambini o gli adolescenti con questo disturbo spesso innescano comportamento aggressivo e reagiscono aggressivamente contro gli altri. Essi possono mostrare un comportamento prepotente, minaccioso, o intimidatorio (Criterio A1); dare inizio frequentemente a colluttazioni fisiche (Criterio A2); usare un'arma che può causare seri danni fisici (per es., un bastone, una barra, una bottiglia rotta, un coltello, o una pistola) (Criterio A3); essere fisicamente crudeli con le persone (Criterio A4) o con gli animali (Criterio A5); rubare affrontando la vittima (per es., aggressione a scopo di furto, scippo, estorsione, o rapina a mano armata) (Criterio A6); oppure forzare un'altra persona all'attività sessuale (Criterio A7). L'aggressione può assumere la forma di stupro, violenza, o, in rari casi, omicidio. 

La distruzione deliberata dell'altrui proprietà è una tipica caratteristica di questo disturbo, e può includere l'incendio deliberato con intenzione di causare seri danni (Criterio A8) o distruzione deliberata della proprietà altrui in altri modi (per es., spaccare i vetri delle macchine, vandalismo a scuola) (Criterio A9). 

La frode o il furto sono comuni e possono includere la penetrazione in edifici, domicili, o automobili altrui (Criterio A10); frequenti menzogne o rottura di promesse per ottenere vantaggi o favori, o per evitare debiti od obblighi (per es., raggirare altre persone) (Criterio A11); o rubare articoli di valore senza affrontare la vittima (per es., furti nei negozi, falsificazioni) (Criterio A12). 

Tipicamente, i soggetti affetti da questo disturbo commettono anche gravi violazioni di regole (per es., scolastiche, familiari). I ragazzi con questo disturbo spesso hanno l'abitudine, che esordisce prima dei 13 anni, di stare fuori fino a tarda notte nonostante le proibizioni dei genitori (Criterio A13). Può anche esservi l'abitudine di star fuori da casa per tutta la notte (Criterio A14). Per essere considerato un sintomo di Disturbo della Condotta, la fuga deve essersi verificata almeno 2 volte (o solo una volta se il soggetto non è tornato per un lungo periodo). Gli episodi di fuga che avvengono come diretta conseguenza di maltrattamento fisico o sessuale non soddisfano tipicamente questo criterio. I ragazzi con questo disturbo possono spesso marinare la scuola, iniziando a farlo prima dei 13 anni di età (Criterio A15). Nei soggetti più grandi, questo comportamento si manifesta con frequenti assenze dal lavoro senza valide ragioni. 

Sottotipi

Sono stati stabiliti due sottotipi di Disturbo della Condotta a seconda dell'età all'esordio del disturbo (Tipo ad Esordio nella Fanciullezza e Tipo ad Esordio nell'Adolescenza). I sottotipi differiscono riguardo alla natura caratteristica dei problemi di condotta che si presentano, del decorso durante lo sviluppo e della prognosi, e della distribuzione tra i generi. Entrambi i sottotipi possono manifestarsi in forma lieve, moderata, o grave. Nel valutare l'età all'esordio le informazioni dovrebbero essere di preferenza raccolte dal ragazzo e da coloro che se ne prendono cura. Dato che molti dei comportamenti possono essere tenuti segreti, le persone che si prendono cura del soggetto possono non riferire alcuni sintomi o sovrastimare l'età di esordio.

Tipo con Esordio nella Fanciullezza

Questo sottotipo è definito sulla base dell'esordio di almeno uno dei criteri caratteristici del Disturbo della Condotta prima dei 10 anni di età. I soggetti con il Tipo ad Esordio nella Fanciullezza sono di solito maschi, mostrano di frequente aggressioni fisiche contro altri, hanno relazioni disturbate con i coetanei, possono aver avuto un Disturbo Oppositivo Provocatorio nella prima fanciullezza, e di solito hanno sintomi che soddisfano pienamente i criteri per il Disturbo della Condotta prima della pubertà. Questi soggetti hanno maggiori probabilità di avere un Disturbo della Condotta persistente e di sviluppare un Disturbo Antisociale di Personalità rispetto ai soggetti con Tipo ad Esordio nell'Adolescenza. 

Tipo ad Esordio nell'Adolescenza

Questo sottotipo è definito dall'assenza di tutti i criteri caratteristici del Disturbo della Condotta prima dei 10 anni di età. Rispetto a coloro che sono affetti dal Tipo ad Esordio nella Fanciullezza, questi soggetti hanno meno probabilità di manifestare comportamenti aggressivi e tendono ad avere relazioni con i compagni maggiormente nella norma (sebbene essi mostrino spesso problemi di condotta in compagnia di altri). Questi soggetti hanno meno probabilità di avere un Disturbo della Condotta persistente o di sviluppare da adulti il Disturbo Antisociale di Personalità. 

Il rapporto tra maschi e femmine affetti da Disturbo della Condotta è minore per il Tipo ad Esordio nell'Adolescenza che per il Tipo ad Esordio nella Fanciullezza. 

Manifestazioni e disturbi associati

Caratteristiche descrittive e disturbi mentali associati 

I soggetti con Disturbo della Condotta possono avere scarsa empatia e scarsa attenzione per i sentimenti, i desideri, e il benessere degli altri. Specie in situazioni ambigue, i soggetti aggressivi con questo disturbo spesso travisano le intenzioni degli altri come più ostili e minacciose del vero e reagiscono con un'aggressione che essi ritengono ragionevole e giustificata. Essi possono essere insensibili e mancare di adeguati sentimenti di colpa o di rimorso. Può essere difficile valutare se il rimorso mostrato è genuino perché questi soggetti imparano che esprimere la colpa può ridurre o prevenire la punizione. I soggetti con questo disturbo possono senza esitazione denunciare i propri compagni e tentare di accusare altri dei propri misfatti. L'autostima è di solito scarsa, sebbene il soggetto possa avere l'aspetto di un duro. Scarsa tolleranza alla frustrazione, irritabilità, esplosioni di rabbia, e avventatezza sono frequenti caratteristiche associate. Nei soggetti con Disturbo delle Condotta il numero di incidenti sembra essere maggiore rispetto a coloro che non ne sono affetti. 

Il Disturbo della Condotta è spesso associato con un inizio precoce dell'attività sessuale, del bere, del fumare, dell'uso di sostanze illecite, e di azioni spericolate e rischiose. L'uso di sostanze illecite può aumentare il rischio di persistenza del Disturbo della Condotta. I comportamenti propri del Disturbo della Condotta possono portare a sospensione o ad espulsione dalla scuola, a problemi nell'adattamento lavorativo, a difficoltà legali, a malattie a trasmissione sessuale, a gravidanze non programmate, e a lesioni fisiche da incidenti o da colluttazioni. Questi problemi possono precludere la frequenza in scuole normali o la vita in casa dei genitori naturali o adottivi. Idee suicide, tentativi di suicidio, e suicidi attuati si manifestano con frequenza maggiore del previsto.

Il Disturbo della Condotta può essere associato con intelligenza al di sotto della media. L'apprendimento scolastico, specie la lettura e le altre capacità verbali, è spesso al di sotto del livello previsto sulla base dell'età e dell'intelligenza, e può giustificare una diagnosi aggiuntiva di Disturbo dell'Apprendimento o della Comunicazione. 

Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività è comune nei bambini con Disturbo della Condotta. Il Disturbo della Condotta può anche essere associato con uno o più dei seguenti disturbi mentali: Disturbi dell'Apprendimento, Disturbi d'Ansia, Disturbi dell'Umore, e Disturbi Correlati a Sostanze. I seguenti fattori possono predisporre il soggetto a sviluppare un Disturbo della Condotta: rifiuto o abbandono da parte dei genitori, temperamento infantile difficile, norme contraddittorie di educazione con disciplina rigida, maltrattamento fisico o sessuale, mancanza di sorveglianza, inserimento precoce in istituzioni, frequenti cambiamenti delle persone che si prendono cura del soggetto, famiglia numerosa, associazione con gruppi di delinquenti, e certi tipi di psicopatologia familiare. 

Caratteristiche collegate a cultura, età e genere 

Sono state sollevate preoccupazioni sul fatto che la diagnosi di Disturbo della Condotta possa talvolta essere malamente applicata a soggetti di ambienti in cui le modalità di comportamento indesiderabile sono talvolta viste come auto-protettive (per es., ambienti minacciosi, impoveriti, con alto tasso di criminalità). Conformemente alla definizione di disturbo mentale del DSM-IV, la diagnosi di Disturbo della Condotta dovrebbe essere applicata solo quando il comportamento in questione è sintomatico di un sottostante malfunzionamento all'interno del soggetto, e non semplicemente una reazione al contesto sociale immediato. Inoltre, la gioventù immigrata da paesi devastati dalla guerra, con una storia di comportamenti aggressivi che potrebbero essere stati necessari per la propria sopravvivenza in quel contesto, non merita necessariamente una diagnosi di Disturbo della Condotta. Può essere utile al clinico considerare il contesto economico e sociale in cui i comportamenti indesiderabili si sono manifestati. 

I sintomi del disturbo variano con l'età man mano che il soggetto sviluppa forza fisica, capacità cognitive, e maturità sessuale. I comportamenti meno gravi (per es., menzogna, furto nei negozi, aggressione fisica) tendono ad emergere inizialmente, mentre altri (per es., furto con scasso) tendono ad emergere in seguito. Tipicamente, i problemi di condotta più gravi (per es., stupro, furto con aggressione della vittima) tendono ad emergere per ultimi. Comunque, esistono ampie differenze tra i soggetti, ed alcuni si danno ai comportamenti più lesivi in età precoce. 

Il Disturbo della Condotta, specie il Tipo ad Esordio nella Fanciullezza, è molto più comune nei maschi. Le differenze di genere si riscontrano anche nei tipi specifici di problemi di condotta. I maschi con una diagnosi di Disturbo della Condotta manifestano spesso aggressività fisica, furto, vandalismo, e problemi di disciplina scolastica. Le femmine con una diagnosi di Disturbo della Condotta mostrano con maggiori probabilità menzogne, assenze da scuola, fughe, uso di sostanze, e prostituzione. Mentre le aggressioni in cui l'altro viene direttamente affrontato sono messe in atto più spesso dai maschi, le femmine tendono più ad avere comportamenti che non implicano l'affrontare la vittima. 

Decorso

L'esordio del Disturbo della Condotta può manifestarsi anche a 5-6 anni di età, ma si situa di solito nella tarda fanciullezza o nella prima adolescenza. L'esordio è raro dopo i 16 anni. Il decorso del Disturbo della Condotta è variabile. Nella maggior parte dei soggetti, il disturbo va in remissione con l'età adulta. Comunque, una quota significativa continua a mostrare durante l'età adulta comportamenti che soddisfano i criteri per il Disturbo Antisociale di Personalità. Molti soggetti con Disturbo della Condotta, specie quelli con Tipo ad Esordio nell'Adolescenza, e quelli con sintomi poco numerosi e lievi, raggiungono un adeguato adattamento sociale e lavorativo da adulti. L'esordio precoce è predittivo di una prognosi peggiore e di un aumentato rischio di Disturbo Antisociale di Personalità e di Disturbi Correlati a Sostanze durante l'età adulta. I soggetti con Disturbo della Condotta sono a rischio di successivi Disturbi dell'Umore o d'Ansia, di Disturbi Somatoformi, e di Disturbi Correlati a Sostanze. 

Diagnosi differenziale

Sebbene il Disturbo Oppositivo Provocatorio includa alcune tra le caratteristiche osservate nel Disturbo della Condotta (per es., disobbedienza ed opposizione nei confronti delle autorità), esso non include la modalità persistente delle forme più gravi di comportamento, in cui vengono violati o i diritti fondamentali degli altri oppure le norme o le regole societarie appropriate per l'età. Quando la modalità di comportamento del soggetto soddisfa i criteri sia del Disturbo della Condotta che del Disturbo Oppositivo Provocatorio, la diagnosi di Disturbo della Condotta ha la precedenza e il Disturbo Oppositivo Provocatorio non viene diagnosticato. 

Sebbene i bambini con Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività manifestino spesso un comportamento iperattivo e impulsivo che può essere dirompente, questo comportamento non viola di per sé le norme societarie appropriate per l'età e quindi di solito non soddisfa i criteri per il Disturbo della Condotta. Quando vengono soddisfatti i criteri sia per il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività che per il Disturbo della Condotta, si dovrebbero fare entrambe le diagnosi. 

Irritabilità e problemi di condotta si verificano spesso in bambini o adolescenti con un Episodio Maniacale. Questi possono di solito essere distinti dal tipo di problemi di condotta che si vedono nel Disturbo della Condotta sulla base del decorso episodico e dei concomitanti sintomi caratteristici di un Episodio Maniacale. Se i criteri sono entrambi soddisfatti, si può fare diagnosi sia di Disturbo della Condotta che di Disturbo Bipolare. 

La diagnosi di Disturbo dell'Adattamento (con Alterazione della Condotta o con Alterazione Mista delle Emozioni e della Condotta) dovrebbe essere presa in considerazione se problemi di condotta clinicamente significativi, che non soddisfano i criteri per un altro disturbo specifico, si sviluppano in chiara associazione con la comparsa di un fattore psicosociale stressante. Isolati problemi di condotta che non soddisfano i criteri per il Disturbo della Condotta o per il Disturbo dell'Adattamento possono essere codificati come Comportamento Antisociale del Bambino o dell'Adolescente (si veda "Altre condizioni che possono essere oggetto di attenzione clinica"). 

Il Disturbo della Condotta viene diagnosticato solo se i problemi di condotta rappresentano una modalità ripetitiva e persistente associata con compromissione del funzionamento sociale, scolastico, o lavorativo. 

Per i soggetti con più di 18 anni di età, una diagnosi di Disturbo della Condotta può essere fatta solo se non vengono soddisfatti anche i criteri per il Disturbo Antisociale di Personalità. La diagnosi di Disturbo Antisociale di Personalità non può essere fatta a soggetti con meno di 18 anni di età.

Tatto da: www.educare.it

Iperattività

Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività

ADHD (Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder), o più semplicemente ADD (Attention Deficit Disorder), è la sigla della sindrome da deficit di attenzione e iperattività.

Il Disturbo da deficit d'attenzione ed iperattività (ADHD) è un disturbo del comportamento caratterizzato da inattenzione, impulsività e iperattività motoria che rende difficoltoso e in taluni casi impedisce il normale sviluppo e integrazione sociale dei bambini.

Si tratta di un disturbo eterogeneo e complesso, multifattoriale che nel 70-80% dei casi coesiste con un altro o altri disturbi. La coesistenza di più disturbi aggrava la sintomatologia rendendo complessa sia la diagnosi sia la terapia.
La coesistenza di più disturbi aggrava la sintomatologia rendendo complessa sia la diagnosi sia la terapia. Quelli più frequentemente associati sono il disturbo oppositivo-provocatorio e i disturbi della condotta.

Secondo la maggior parte dei ricercatori e sulla base degli studi degli ultimi quarant'anni il disturbo si ritiene abbia una causa genetica. Studi su gemelli hanno evidenziato che l'ADHD ha un alto fattore ereditario (circa il 75% dei casi. Altri fattori sono legati alla morfologia cerebrale, o anche sono fattori prenatali e perinatali, fattori traumatici.

L'ADHD si presenta tipicamente nei bambini con un percentuale variabile tra il 30 e il 50% di soggetti che continuano ad avere sintomi in età adulta.

Per quanto riguarda i problemi relazionali, i genitori, gli insegnanti e gli stessi coetanei concordano che i bambini con ADHD hanno anche problemi nelle relazioni interpersonali (Pelham e Millich 1984). Vari studi di tipo sociometrico hanno confermato che bambini affetti da deficit di attenzione con o senza iperattività: ricevono minori apprezzamenti e maggiori rifiuti dai loro compagni di scuola o di gioco (Carlson et al, 1987); pronunciano un numero di frasi negative nei confronti dei loro compagni dieci volte superiori rispetto agli altri; presentano un comportamento aggressivo tre volte superiore (Pelham e Bender, 1982); non rispettano o non riescono a rispettare le regole di comportamento in gruppo e nel gioco.

Laddove il bambino con ADHD assume un ruolo attivo riesce ad essere collaborante, cooperativo e volto al mantenimento delle relazioni di amicizia; laddove, invece, il loro ruolo diventa passivo e non ben definito, essi diventano più contestatori e incapaci di comunicare proficuamente con i coetanei.
(Fonte: wikipedia.org)

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