Dalla introduzione al “Manuale di storia del circo” di Alessandro Serena:
«Una delle prime cose che spiego ai miei studenti è che il Circo è un mondo tanto affascinante quanto opaco, di cui si parla e si sa poco o nulla. Una creatura a molte facce, in grado di evocare sia un universo di magia, che un cosmo di confusione, sia il rigore che l’anarchia, sia la disciplina che il pressapochismo. Quasi sempre per descriverlo si finisce per fare ricorso ad una serie di luoghi comuni e frasi retoriche. Lo stesso vale per le arti e gli artisti che lo abitano. Molte figure circensi sono subito collegate a dei segni forti: il trapezista al sogno di volare, il giocoliere alla velocità, l’ammaestratore allo sprezzo del pericolo, la cavallerizza alla sensualità, etc. Figure che nel corso degli anni hanno indossato con tale assiduità gli stessi costumi da farli diventare quasi delle maschere, come nella Commedia dell’Arte. […]
Ma che cos’è il circo? Una delle prime definizioni della lingua italiana, nel 1865, dice: “baraccone mobile ove si danno spettacoli con animali ammaestrati e giochi vari”. Oggi la definizione appare chiaramente obsoleta, ma anche per quei tempi era fuorviante, perché non cita lo specifico della clownerie, dimentica che il circo è nato stabile e con la parola “baraccone” non rende giustizia ad alcuni prodigi di architettura che già allora permettevano ai circensi di spostarsi. Non serve essere linguisti per capire quanto sia indicativa questa carenza etimologica.[…]
Uno fra i maggiori cronisti italiani di circo, Massimo Alberini, proponeva una formula più precisa: “un insieme di virtuosismi del corpo, clownerie ed esibizioni di animali che si svolgono in una pista rotonda.” Definizione pregevole, ma nel corso dei secoli le cosiddette discipline circensi hanno avuto contesti molto più ampi. Dagli acrobati che prendevano parte a riti religiosi nell’antico Egitto, ai giocolieri equestri che si esibivano negli anfiteatri romani, ai saltimbanchi nelle fiere del medioevo, ai serragli ambulanti dell’Ottocento.
L’immagine del “circo-contenitore” con una sequenza eterogenea di una dozzina di numeri si è condensata nella cultura italiana essenzialmente nel secondo Novecento, ma il circo, nel corso dei secoli, ha definito il proprio immaginario facendo riferimento ad ogni tipologia estetica possibile. Proponendosi come una miscellanea di generi fantastici. Un’antologia mutevole di riferimenti ad atmosfere di ogni tipo. Senza barriere di spazio e di tempo.
I costumi e le musiche degli spettacoli di circo si sono riferiti di volta in volta al lontano oriente, all’antica Roma, alla conquista dell’America così come a quella dello spazio. Questo perché il circo ha sempre ascoltato il proprio tempo e cercato di presentare all’interno del cerchio forme riconoscibili e accattivanti per il pubblico. Spesso queste connotazioni si sono definite grazie all’attenzione degli artisti alle tendenze e alle mode del proprio tempo. Altre volte per delle casualità necessarie. Un solo semplice esempio. Anche se le varie discipline che lo compongono sono molto antiche, il circo moderno è nato attorno al 1770, grazie all’intuizione dell’inglese Philip Astley, ex sergente maggiore dei cavalleggeri britannici, che utilizza la propria competenza nell’allestimento di parate militari per presentare a Londra degli spettacoli in origine prevalentemente equestri uniti a dei virtuosismi acrobatici e a degli intermezzi comici. Ebbene l’origine paramilitare del circo determina quasi per sempre alcune connotazioni dei costumi dei domatori, dell’orchestra e degli inservienti di pista, tutti ancora oggi in uniforme con alamari.
Il Circo e le discipline che lo compongono sono fra le più antiche forme di spettacolo dell’umanità. Inoltre, molto spesso, si tratta della prima forma di spettacolo dal vivo a cui assiste una persona, in quasi ogni parte del mondo. Una forma di spettacolo che ne ha influenzate altre in maniera considerevole. Sia per l’ispirazione che ha fornito in campi come pittura, scultura, musica e balletto. Sia dal punto di vista pratico perché ha regalato molte tecniche ad altre discipline, come al primissimo cinema. Si tratta di una forma di spettacolo popolare nel senso più nobile del termine. Il circo ha sempre fatto principale riferimento al pubblico, persino quando, come vedremo, è diventato “Circo di Stato”. Si tratta di un approccio all’impresa che nel corso degli anni ha conosciuto una varietà incredibile di forme. Dal piccolo circo di famiglia, un gruppo di saltimbanchi disorganizzati, alle folli imprese di Barnum che oggi realizza un tour di cento palazzi dello sport in tutti gli Stati Uniti.
Se il teatro non è solo drammaturgia, testo, allora studiare la storia del circo non è solo concesso, ma essenziale. Il circo e il teatro di varietà (suo parente stretto) hanno conosciuto negli anni un successo inequivocabile. Per mezzo secolo, dal 1860 al 1910 hanno rappresentato il maggiore intrattenimento di massa nel mondo occidentale. In sostanza le immagini che associamo alla parola circo provengono da una raccolta di codici semiotici condensati attorno ad un contenitore di meraviglie nato alla fine del 1700, particolarmente adatto ad una generazione spontanea di miti ed alla loro continua stratificazione. L’essenza pare riferirsi a tre atteggiamenti rilevanti della condizione umana. I virtuosismi del corpo sono in relazione al tentativo dell’uomo di superare i propri limiti. L’ammaestramento di animali è in relazione al desiderio di incontrare l’altro da sé. La clownerie è in relazione alla capacità di ridere di tutto questo.[…]
La storia del circo è tutta da scrivere, come dimostrano i sempre più frequenti studi della materia che rivelando nuovi documenti, anticipano la datazione di discipline, dinastie o modalità, segnalano grandi maestri prima sconosciuti, rivalutano l’operato di oscuri impresari.»